Umani Urbani, seconda fase del progetto “Piano B”

Ciao a tutti.

Quindici giorni fa avevo annunciato il lancio dell’operazione segnalibri come “prova tecnica di Piano B”.

Con “Umani Urbani” sono già entrato nella seconda fase del piano e all’oggetto fisico (i segnalibri) ho aggiunto un media per me inusuale ma molto in uso sul web, il video.

In realtà era da un po’ di tempo che pensavo di presentare parte della raccolta di immagini del mio progetto utilizzando questo supporto ma volevo accompagnarle con un “tappeto ritmico” mescolando immagini e musica, come “Sound + Vision”, per citare un altro grande artista, David Bowie, e il suo box-set uscito nel 1989.

Cercavo però un brano musicale che avesse anche attinenza con le immagini; così ogni volta che passavo per lo studio di casa sostavo per qualche secondo davanti alle quattro colonne di CD con l’intento di trovare ispirazione e mentre leggevo i titoli dei CD con la mente eseguivo un ascolto, anzi un pre-ascolto veloce di ogni pezzo.

Poi, finalmente, il mio gruppo preferito mi è venuto in soccorso con un album che ho quasi consumato sul giradischi:

Moving Pictures – Rush, 1981

In quest’album il lato B si apre con “The Camera Eye”, un pezzo che già dal titolo era il candidato numero uno per il video; in più il testo racconta di due città che ho visitato e che hanno lasciato un segno particolare nel mio cuore, New York e Londra.

Trovato il pezzo, risolto il problema? Non del tutto.

La canzone, nella sua interezza, aveva qualche incompatibilità con la mia idea di video per diversi motivi:

  • La durata: sono circa undici minuti e siccome la soglia di attenzione per un video sul web precipita dopo due minuti l’ottanta per cento delle immagini avrebbero avuto visibilità certa.
  • Le immagini da utilizzare per coprire tutto quel lasso di tempo.
  • Le parti cantate, che volevo evitare per non distrarre lo spettatore dalla visione e perché le foto sono state scattate anche in altre città

Fortunatamente l’intro di questo pezzo ha una durata di circa due minuti, ideale per il video; così mi sono messo al lavoro e dopo aver raccolto gli scatti che volevo mi sono “divertito” a posizionarle sulla “timeline” seguendo il ritmo della canzone.

Ho virgolettato la parola divertito perché questa parte del progetto è stata la più stressante a causa del software utilizzato; purtroppo non mi permetteva di riprendere dal punto audio sul quale mi ero fermato per inserire l’immagine e verificare le transizioni e così mi sono riascoltato questi due minuti iniziali almeno un centinaio di volte. E per fortuna che ho scelto una canzone che mi piaceva…

Dopo aver montato il video rispettando il ritmo del brano pensavo di aver finito e invece mancava ancora qualcosa: il titolo! Può sembrare una banalità però è molto difficile descrivere una raccolta di “street photography” che per definizione documenta la vita di ogni giorno, con un paio di parole e cercando di essere originali.

Ho chiesto nuovamente aiuto alla mia collega grafica che già mi aveva soccorso con i segnalibri e le ho fatto vedere in anteprima il video. Le sue sensazioni sulle immagini contenute mi hanno dato lo spunto per il titolo; la sua visione professionale invece mi ha regalato un suggerimento molto interessante e utile per il progetto, concretizzato con un suo contribuito fatto di ritocchi su alcune immagini che seguono le tracce dei segnalibri.

Così adesso, in fondo al post, potete vedere il risultato finale del mio lavoro e vi invito a scoprire i “richiami” ai segnalibri.

Cosa ne pensate? Fatemelo sapere con i vostri commenti.

Alla prossima.