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Roberto “Lino” Rossetto, 1955 – 2020

Quando ho iniziato ad arbitrare la trasferta di Jesolo era associata al nome di Lino Rossetto, conosciuto tra i fischietti del GAP di Venezia come “mangia-arbitri”.

Devo ammettere che anch’io ho avuto più di un’occasione per discutere “amabilmente” di pallacanestro con lui durante (e sottolineo durante) le partite arbitrate con lui seduto – molto poco perché quasi sempre in piedi – in panchina.

Era “scomodo” perché le sue proteste ti mettevano in difficoltà in quanto erano quasi sempre(e sottolineo quasi) motivate e confortate dalla profonda conoscenza del gioco, che gli permetteva di obiettare insinuando un dubbio sul fischio appena fatto.

Questo suo modo di affrontare le partite mi hanno fatto migliorare come arbitro perché quando lo incontravo sapevo che non potevo mai abbassare la concentrazione e quindi mi preparavo fisicamente e psicologicamente a due partite: una atletica in campo e una dialettica verso la sua panchina.

Ma non siamo mai stati avversari, malgrado le due posizioni contrapposte; anzi, dopo la partita era un piacere mangiare insieme e continuare a “discutere” amabilmente di basket.

Le virgolette sono d’obbligo perché quando parlava di basket la sua passione per il gioco lo accendeva anche fuori dal campo; mi ricordo le volte ci siamo confrontati sui progetti per il cosiddetto “Basso-Piave” che comprendevano anche il nostro settore perché a lui avevamo chiesto aiuto, aiutandoci a organizzare corsi per coinvolgere e convincere con successo i giovani del litorale a indossare la divisa grigia.

Con la sua scomparsa Jesolo, il suo basket e gli arbitri – sì, anche loro – hanno perso un punto di riferimento importante.

Grazie Lino, riposa in pace.

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Il basket: dalla poesia in movimento di Michael Jordan al ballo di gruppo per anziani

Ciao a tutti.

L’altra sera un amico mi ha girato questa foto.

Da sinistra: Mamo, Kine, Paolino, Soro, un giocatore Ignoto, io, Nick

Da bravo fotografo l’ho osservata attentamente e ho subito pensato a una lezione di ballo di gruppo in un villaggio vacanze.

Non sembra anche a voi? Osservate con me:

  • Le quattro persone in primo piano sono più o meno accoppiate e stanno avanzando lentamente con gamba destra e braccio in avanti.
  • Il primo di tutti però ha il piede sinistro “erroneamente” in avanti e infatti la sua testa si sta girando perché si rende conto che sta succedendo qualcosa di strano
  • Dietro a lui, infatti, il suo “partner” appoggia la mano destra sul suo fondo-schiena come per avvisarlo che è fuori tempo.
  • Nascosto dai primi quattro un altro soggetto ha le gambe parallele e infatti la sua testa è leggermente piegata verso il pavimento, forse per verificare di essere nella posizione giusta.
  • I due soggetti più a sinistra poi sono completamente disallineati e hanno una postura totalmente asincrona rispetto agli altri; uno va per conto suo mentre l’altro osserva il resto del gruppo con lo sguardo un po’ sperduto e tirato per la fatica.

Ok, una lezione di ballo… per anziani, vista la quantità di grammi che sporge dai fianchi, il passo altrettanto pesante dei ballerini e l’anarchia nel tenere la posizione; però lo sguardo concentrato di tutti denota una tenacia e una volontà non indifferente.

Più riguardavo quella foto è più continuavo a ridere ripensando agli aneddoti divertenti collegati a ogni ballerino; quello che però mi faceva sbellicare dalle risate era la consapevolezza che non si trattasse di una lezione di ballo per anziani ma di una delle tante partite di basket estive al parco Grifone di Jesolo.

Basket? Eh, già! Anche se a ben vedere i giocatori possono far sorridere l’appuntamento della domenica mattina era quasi diventato importante, diciamo un rito, proprio come la messa del giorno di festa.

Come un rito conteneva tutti gli ingredienti giusti per “santificarlo”: dalle invocazioni dei santi per un tiro facile sbagliato o un tentativo di “americanata” allo scambio di un segno di pace tra i vincitori.

Non mancava la pietà per i vinti, che potevano riposarsi e meditare sui peccati commessi nell’attesa di sfidare nuovamente la squadra vincente.

Tutti ci mettevano un sacco di impegno malgrado l’età reclamasse e per questo il condimento principale di quei momenti erano le risate, a volte anche durante il gioco, così fragorose da costringere a fermarsi.

Ecco perché il basket va dalla poesia in movimento di Michael Jordan al ballo di gruppo per anziani delle nostre sfide estive.

Ebbene sì, basket… Sempre per anziani però!

Purtroppo anche con i balli di gruppo… pardon, il basket estivo, abbiamo dovuto smettere per sopraggiunti acciacchi. 

Per la cronaca, io sono quello che appoggia la mano sul sedere di quello davanti e il latore della foto è quello con la canotta scura e gli occhiali da sole.

Alla prossima.

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Pasquetta: una corsa tra mare e cielo in ottima compagnia

Ciao a tutti.

Una corsa tra mare e cielo è la sensazione che ho provato ieri durante la “corsetta di Pasquetta” che ho fatto in compagnia di Mamo e Marco.

Ma partiamo dall’inizio.

Anche quest’anno abbiamo trascorso il lunedì di Pasquetta al mare in compagnia dei nostri amici.

A differenza dell’anno scorso, a causa anche delle condizioni atmosferiche poco attraenti per fare il bagno in mare, abbiamo deciso con Marco e Mamo di fare una sgambata per stimolare un po’ l’appetito prima del classico ritrovo con il resto dell’allegra brigata per il pic-nic.

E così, di buon mattino (che significava intorno alle 10.30 per Marco, veneziano trapiantato a Roma da quasi vent’anni e che ormai ha assimilato usi e costumi della “Capitale”) ho raccolto i miei compagni di corsa e siamo arrivati in auto fino a Lio Piccolo.

Da lì Mamo ci ha guidato lungo un circuito bellissimo, immersi nel verde e circondati dalla laguna. Non ero mai spinto così all’interno della laguna per correre ed ero curioso di provare nuove strade.

Tante le cose che mi hanno colpito: correre su una striscia di terra tra due canali con acqua limpidissima, la quantità di uccelli (garzette, cigni, cormorani) che, noncuranti del nostro passaggio e di altri ciclo-turisti in gita, se ne stavano tranquillamente in ammollo. Ma la cosa più sorprendente era il silenzio che regnava durante la corsa: prima perché anche gli altri turisti procedevano in silenzio e poi perché non avevamo molto fiato da spendere in chiacchiere.

Un circuito breve ma spettacolare, che se avessimo avuto più tempo avremmo (forse) replicato con un secondo giro.

Al termine della corsa i miei due compagni di corsa si sono dissetati con il più classico degli spritz mentre io ho finto di essere un vero atleta e mi sono limitato a un bicchiere d’acqua.

A confermare quanto bello fosse l’ambiente che vi ho descritto la mostra fotografica di Paolo Toffoli (cliccate sul nome per il link al suo sito) che abbiamo visitato prima di tornare alla base presentava alcuni scatti mozzafiato. Alcune immagini potevano essere paragonate ad ambientazioni africane.

Ho quasi avuto la sensazione di correre sospeso sull’acqua, come dimostra il percorso riportato del mio fedele Garmin e che potete trovare qui sotto.

Alla prossima.

Corsa di PAsquetta