FUNSide – Sport: Domenica 23 ottobre 2011, Venezia

Ciao a tutti!

Nel ricordo di Marco “SIC” Simoncelli credo sia giusto guardare avanti e con lo stesso spirito giocoso e gioioso che animava lui adesso è venuto il momento di parlare di quello che è successo ieri tra Stra e Venezia dalle 9.30 fino alle 14.30 circa.

Beh… Venice Marathon 2011, 26esima edizione, che altro!?!

Innanzitutto i risultati dei fantastici componenti di “QD6” (prima il tempo ufficiale poi il Real Time):

Luca “Cogo” (che avora) Busetto                      3.19.47 – 3.17.58
Massimo “Mac” Canton                                     3.35.49 – 3.34.07
Claudio “Coach” Gallina                                    3.36.22 – 3.35.13
Valentina “QuotaRosa” (tutotacà) Milan            3.44.20 – 3.38.25
Mauro “El Numi” Numi                                       3.46.07 – 3.45.08
Luca “Lumino” Sorato                                        3.49.26 – 3.47.44
Maurizio “Secco” Secchi                                    4.23.50 – 4.19.32
Marco “Caveo” Nardo                                        4.47.19 – 4.43.00

A parte i numeri contano le sensazioni provate quindi io vi racconterò le mie e spero che anche i miei compagni “corsari” facciano altrettanto affinchè voi che leggete possiate condividerle con noi.

La mia maratona è iniziata la mattina presto alle 7.15 quando mi sono incontrato con gli altri componenti del gruppo e sono partite le prime battute sulla preparazione, cosa mettersi, hai dimenticato qualcosa, ma cosa hai mangiato eccetera, tanto per scaldarsi un po’…

Arrivati a Stra (e un grazie grandissimo a Patrizia e Cristina che ci hanno portato lì svegliandosi come noi all’alba e “abbandonando” la prole a casa) ci siamo persi un po’ perchè la confusione era tanta e già negli spogliatoi avevamo perso il Cogo mentre Maurizio si guardava intorno dicendo “…Ma come si fa in tutta questa confusione, ma guarda gente, ma guarda che roba…”

Al momento di consegnare le sacche eravamo addirittura rimasti in due, io e Mac e allora dopo un po’ – quasi niente – di riscaldamento ci siamo avvicinati alle gabbie per la partenza.

Dopo aver atteso fermi nelle gabbie per venti minuti e dopo aver fatto gli auguri di rito ai concorrenti vicini e i saluti a tutti quelli che conoscevamo siamo finalmente partiti!

Passare davanti alla villa di Stra è sempre bellissimo e vedere tutto il serpentone di podisti che si snoda lungo la riviera è uno splendido colpo d’occhio, anche se riesci a vederlo solo perchè sei già indietrissimo!

Torniamo alla gara: avevamo deciso – al volo, appena partiti – con Mac di stare tra i palloncini delle 3h30 e 3h40 ma dopo neanche cinque chilometri ho sentito un gran mal di pancia e malgrado abbia resistito un po’ mi sono dovuto fermare dopo altri 3 chilometri per quello che pensavo fosse un “grosso affare”: quindi ho salutato Mac e mi sono appartato in una “seduta” volante… Alla fine però, trattandosi solo di roba “leggera” sono ripartito più o meno in fretta ma senza strafare perchè il mio polpaccio fasciato (vi ricordate che tre settimane fa avevo fatto il fenomeno e mi ero stirato giocando a calcetto, no?) mi suggeriva di andare piano e quindi mi sono ripromesso di tentare in tranquillità di recuperare Mac… Si, vabbè, credici!

A questo punto ho cominciato la mia gara in solitaria… anzi no, perchè dopo un paio di chilometri si affianca una ragazza mora che si toglie un auricolare e mi urla (forse doveva togliere anche l’altro, no?): “Scusami, ti dispiace se ti sto dietro?” Trent’anni fa avrei pagato perchè una ragazza mi dicesse così ma anche questa volta era per tutto il contrario di quello che si potesse pensare… Ho risposto che se non andavo troppo piano poteva pure accodarsi e lei ha risposto “No, no, così vai da Dio…” Ho pensato “Vabbè, lasciamo perdere e continuiamo a correre, pensa che hai altri 30 km da fare ancora…”

E così ho fatto da “lepre” per “questa” che ovviamente non si è mai affiancata ma è sempre rimasta indietro di due metri fino a Malcontenta dove sono stato costretto ad un altro “Pip Stop” perchè tra il freddo, la prostata e l’acqua che bevevo non ce la facevo più.

Lei invece imperterrita ha continuato a correre rallentando leggermente fino a quando non l’ho raggiunta nuovamente e lei si è ri-accodata… Uffa, neanche in bagno si può stare in pace!

Siamo quindi arrivati al sottopasso di Marghera-Mestre dove ho visto per la prima volta i miei più grandi tifosi (mia moglie e mio figlio) che avevano accompagnato moglie e figlia maggiore di Mac e che si sono sgolate per incitarci.

In piazza Ferretto a Mestre poi un’altra tifosa d’eccezione, mia Mamma che ha poi dichiarato “…Ho visto Luca, beo come el sol!” Cuore di Mamma… Ero già stanco in Piazza Ferretto ma avevo questa responsabilità e non me la sentivo di fermarmi, anche per non fare brutta figura con la mia “inseguitrice”. Passare per il centro di Mestre per me è stato bellissimo, più dell’anno scorso sia perchè c’era anche mia Mamma ma anche perchè è sempre emozionante quando c’è un sacco di pubblico che ti incita e un bel po’ di quel pubblico ti conosce e l’incitamento allora lo senti più tuo è ancora più forte…

Finita la piazza… finita anche la benzina, o quasi.

In Viale San Marco il mio polpaccio cominciava a farsi sentire e chiedeva di uscire dalla fasciatura ma ho cercato di non dargli corda e sono arrivato fino al Parco di San Giuliano dove purtroppo ho capito che ero già un po’ sciolto perchè i palloncini delle 3h40m mi hanno superato “in scioltezza”, ovviamente.

Dopo il ponte del parco e la salita sulla collinetta ho camminato per bere un po ‘di sali, prendere un altro integratore in gel (per questa edizione della maratona al gusto di limone, bleah!) assieme ad un bel po’ d’acqua per poi riprendere a correre… Ma stavolta anche “st’altra” si è fermata per bere e mangiare ma quando ha visto che non avevo molta voglia di riprendere si è avvicinata e mi ha detto “Senti, mi hai portatafino a qui e adesso mi porti fino a Venezia entro le 4 ore perchè non posso fare brutta figura con mio marito che mi ha mollato alla partenza ed è andato avanti!”

Ci mancava solo che si arrabbiasse ed eravamo a posto; così ho ripreso a correre e siamo arrivati alla rampa del cavalcavia di San Giuliano, che in quel momento pareva l’Everest e senza ossigeno!

Subito dopo la discesa dal cavalcavia pure la nostra QuotaRosa ci ha messo del suo perchè mi ha superato tutta pimpante (anche perchè aveva un personal trainer “fisicato” in bicicletta che la seguiva…) e mi ha salutato senza fare una smorfia, come se stesse facendo shopping, altro che maratona!

Sono arrivato al Ponte della Libertà (che pareva eternamente lungo) e visto che ero bello fresco è arrivato anche un bel po’ di vento – contro, ovviamente – per aiutarmi in queste ultime fasi; nel frattempo la mia ormai “ombra” aveva tolto entrambe gli auricolari e iniziava a dirmi “..Guarda che se ne hai puoi andare pure, io non ce la faccio più,,,” Ma come, fin prima mi hai obbligato a correre per trainarti e adesso che sono cotto mi dici che posso andare? Ma dove vuoi che vada?

E così siamo insieme arrivati a San Basilio ed abbiamo iniziato a scalare i ponti, uno dopo l’altro e con le gambe così dure che era molto più faticosa la discesa della salita (avete letto bene, scalare, discesa e salita perchè parevano montagne per come ero messo…).

Il polpaccio mi faceva malissimo e per fortuna che avevo ascoltato il consiglio di un fisioterapista che mi aveva suggerito di fasciarmi per contenere il muscolo altrimenti l’avrei perso per strada; le ginocchia invece erano due pezzi di legno e quindi riuscivo a piegare le gambe pochissimo quindi la falcata era ampia come quella di una geisha con il kimono fino alle caviglie…

Siamo arrivati però finalmente a San Marco – per la prima volta nella storia della Venice Marathon – e come ogni volta che arrivo verso il traguardo di ogni maratona inizio ad emozionarmi e un piccolo nodo in gola inizia a formarsi.

Penso sempre a mio papà che mi guarda di lassù e ha visto la mia prima maratona – sempre a Venezia -penso a mia moglie e mio figlio che nel mezzo di Piazza San Marco, la piazza più bella del mondo, stanchi per aver fatto anche loro le corse per arrivare fino a lì hanno ancora fiato da spendere per incitarmi e allora mi convinco che anche questa volta, magari camminando ma arriverò fino in fondo a quest’ennesima esperienza di vita oltre che di sport.

Ovviamente non ero solo e anche la mia “scorta” ha esclamato “…Ooh, è davvero valsa la pena tutta questa fatica per arrivare fino a qui…” Aveva proprio ragione; il solo fatto di essere lì e che ci fossero le persone a me più care mi ha fatto venire la voglia di correre fino al traguardo.

In un ultimo gesto di cavalleria mi sono offerto di far passare “prima le signore” ma Nicoletta, questo il nome che ho scoperto all’arrivo della ormai mia “compagna” d’avventura ha detto “Se non fosse stato per te non sarei mai arrivata fino a qui e ti ringrazio; se vuoi arriviamo al traguardo insieme ma non ti supererei mai”. Allora per l’ultimo chilometro ci siamo affiancati fino all’arrivo dove ci siamo abbracciati, sfiniti ma felici e soddisfatti, ci siamo scambiati il numero di pettorale per poi salutarci, ognuno per la sua strada come avviene in queste occasioni.

A parte il pseudo-romanticismo è stata un’esperienza nuova; all’inizio angosciante perchè mi sentivo responsabilizzato a fare un’andatura per tutti quei chilometri ma poi appagante perchè sapere di aver aiutato qualcuno a raggiungere un risultato insperato mi ha dato soddisfazione.

E forse , se non avessi avuto questo “compito” mi sarei fermato molto prima perchè ero veramente stanco quindi anch’io ringrazio lei che mi ha aiutato a tener duro.

La beffa finale: guardando le classifiche e confrontando il RealTime ho scoperto che lei è arrivata prima di me di un minuto circa!

Per me ora è tempo di riposare un po’ e curarmi questa gamba che assieme all’altra mi ha portato fino alla fine e lascio lo spazio a tutti gli altri che spero non abbiano timore a “raccontarsi”.

Alla prossima e grazie a tutti.