FUNSide – Books: Non puoi dire sul serio, di John McEnroe con James Kaplan

Ciao a tuti. Ebbene si, un altro libro su un tennista. Ma che tennista! John Patrick McEnroe è stato un grandissimo giocatore che ha lasciato il segno nel tennis degli anni 70/80/90. Un tennis dove si giocva ancora con racchette di legno che a volte accarezavano la palla anzichè spararla a velocitá supersonica come accade ora. I movimenti dei tennisti erano passi di danza più che gesti atletici e se una partita durava ore ed ore non ci si annoiava mai a guardarla. McEnroe è stato un degno rappresentante di questo ed ha anche avuto il merito di aver dato diverse spallate a quel concetto di tennis giocato da gentleman un po’ annoiati e arbitrato da persone incompetenti. Il suo modo “particolare” di  discutere le decisioni dei giudici di linea e di sedia ha “aiutato” i vertici del tennis a migliorare la qualità degli arbitri anche perché i soldi cominciavano a girare e lo spettacolo non poteva essere rovinato da persone che pur con tutta la buona volontà non erano all’altezza della situazione. Si potrebbe azzardare che McEnroe è stato per il tennis quello che Bird & Magic sono stati per il basket NBA. Nel libro si capisce come per lui, a differenza di Agassi, il tennis non sia stato un’imposizione dei genitori ma una scelta e che quindi non ci sia stato un conflitto “amletico” e che la sua famiglia non gli ha mai fatto pressioni ma lo ha lasciato crescere assecondando le sue scelte e sostenendolo. Una cosa curiosa del libro che mi ha un po’ sorpreso è stato leggere del suo desiderio di sentirsi parte di una squadra, un sentimento secondo me atipico per un tennista, atleta “solitario”. Infatti la Coppa Davis per lui rappresentava oltre che un motivo di orgoglio in alcuni casi un ” rifugio” dove ricaricarsi nei momenti difficili legati alla sua vita privata. Il libro mi è piaciuto anche perché ha fatto scoprire il lato “oscuro” di un tennista che io ho ammirato, Bjorn Borg che a dispetto della sua glacialitá nordica amava divertirsi ed è stato un riferimento per McEnroe stesso tanto da lasciargli un vuoto quando si è ritirato. Un’altra figura di tennista che a me piaceva tantissimo è Vitas Gerulaitis; un giocatore eccezionale ma dotato di un fisico normalissimo; anche lui amante della bella vita e scomparso troppo presto. McEnroe sembra un uomo baciato dalla fortuna: un grande atleta, poi capitano di Davis, poi commentatore televisivo, (quasi) rockstar e anche gallerista d’arte. La parte umana della sua vita è stata ricca di alti e bassi ma lui li ha raccontati serenità e senza vergognarsi; questo mi ha fatto apprezzare di più la persona. Non ho volutamente parlato delle sue “performance” con i giudici di linea e sedia perché ve le lascio scoprire quando leggerete il libro. Alla prossima.

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