FUNside – Sport: Correre oltre il tempo e lo spazio

Ciao a tutti.

Questa sera è accaduto qualcosa di strano che come intitola il post va oltre il tempo e lo spazio e mi ha fatto sentire “buone vibrazioni” come cantavano i Beach Boys in “Good Vibrations” (a proposito, qui vi guardate il video se volete…) come non sentivo da qualche tempo.

Sono rientrato dal lavoro in anticipo rispetto al solito orario e mia moglie doveva ancora tornare mentre mio figlio era in viaggio con i nonni verso la spiaggia.

Guardavo fuori dalla finestra e qualche nuvola si stava addensando nel cielo, presagio di qualche temporale. Una vocina mi suggeriva di uscire a correre ma un’altra mi ricordava che sono ancora in terapia, per giunta da uno bravo. Per fortuna che si tratta di Tecar e non psico-terapia per il mio “solito” problema al piriforme…

Ho cercato di distrarmi andando a fare un po’ di spese ma sono tornato a casa ancora troppo presto per preparare la cena; nel frattempo le nuvole si ingrigivano sempre di più mentre l’aria diventava sempre più fresca e la vocina insisteva proponendo una corsetta; poca roba, solo per sgranchire le gambe come ha suggerito il fisioterapista e provare se il muscolo tiene o si lamenta.

L’altra vocina invece insisteva sull’aspettare ancora questa settimana in modo da finire le ultime due sedute e poi provare a correre nel weekend sempre blandamente.

E come diceva Oscar Wilde

“Possoso resistere a tutto tranne che alle tentazioni”

ho cercato consensi prima dal fisioterapista

“…E-fisio, dici che posso provare a correre?”

“Sì. ma piano senza forzare…”

e poi da mia moglie

“Andrei a correre un po’…”

“Correre ?!?!?!?!?”

“Sì, me l’ha consigliato anche il fisio, senza forzare”

“SENZA forzare, mi raccomando”

Con questi due benestare mi sono vestito, non senza sorridere perché una certa curva addominale faceva capolino sopra i pantaloncini e sono uscito. Volevo portarmi via il GPS ma quando ho visto che era scarico l’ho interpretato come un ulteriore segno per suggerirmi di non forzare. E così sono partito.

Nei primi metri ho ho fatto una verifica dello stato di forma del mio corpo e mi sono accorto che le ginocchia scricchiolavano, i muscoli erano tutti indolenziti e le braccia già pesanti dopo poche centinaia di metri. Anzichè preoccuparmi mi sono messo a ridere perché essere già stanco appena partito era una situazione comica più che tragica.

La foto di copertina del post riflette più o meno la situazione in cui mi trovavo stasera, anche se lì ero al 42esimo chilometro di una maratona mentre oggi ero al primo di una “corsetta”…

Comunque, per “par condicio” tra le due vocine ho corso per pochi chilometri senza affannarmi a tenere un’andatura vicina ai miei standard e senza altrettanto affanno di percorrere tanti chilometri; l’importante era correre ed è proprio mentre ragionavo sulla mia corsa che mi è venuto in mente

“oltre il tempo e lo spazio”

Chi di voi sta leggendo conosce la corsa può capire le sensazioni che si provano in questi momenti soprattutto dopo tanto tempo inattivi; non contano il fiatone, le gambe molli o le braccia pesanti dopo poco tempo, quel che conta è correre.

La prima avvisaglia di “fastidio” alla gamba mi ha subito riportato alla realtà dal “nirvana” in cui mi trovavo in quel momento e fortunatamente ero già sulla strada del ritorno anche perchè il cielo era ormai nero e di lì a poco sarebbe venuta giù un bel po’ d’acqua.

Appena rientrato ho eseguito gli “ordini” di fare stretching, cosa che avevo già fatto prima di iniziare e che mi accompagna tutte le mattine e tutte le sere; e poi s u a casa per una doccia, contento come un bambino che ha appena finito di giocare la sua partita di calcio in campetto e che la mamma ha richiamato a casa per cena.

E poi “…tanto tuonò che piovve…” ma io ero già al coperto.

Alla prossima.

PS: Non sono ancora pronto per correre con “Quelli delle sei” quindi non ditelo al Coach, Mek & Company, mi raccomando…

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