FUNSide – Sport: Moonlight Half Marathon

Ciao a tutti.

Sabato scorso io e il Coach abbiamo partecipato alla 4a Moonlight Half Marathon che in 21 km e rotti ci ha portati da Cavallino a Jesolo con il gran finale in Piazza Mazzini.

Ci siamo trovati per prendere l’autobus che ci avrebbe portato alla partenza dietro alla torre Aquileia e già lì mettevamo le mani avanti facendo pronostici molto pessimistici del tipo “…tutto quello che viene è in più…” non specificando però rispetto a cosa fosse “di più” ma era un modo come un altro per trovare una giustificazione ad un’eventuale prestazione negativa.

Per quanto mi riguardava avevo solo un paio di uscite mattutine nelle ultime due settimane e quindi non potevo pretendere molto da me ma comunque speravo di ripetere almeno la prestazione di Verona (1h40m circa); in ogni caso mi sono presentato alla partenza abbastanza tranquillo anche perché in compagnia del Coach la tensione pre-gara non esiste.

Il tempo che si trascorre prima di raggiungere le “gabbie” somiglia più alla fine di un “rave party” che a una gara di corsa su strada perché si vede gente distesa per terra che sembra non dare segni di vita oppure gruppi di persone che camminano senza meta guardandosi intorno con facce smarrite; io e il Coach abbiamo fatto un po’ di “pubbliche relazioni” chiacchierando con tutti quelli che conoscevamo e facendoci immortalare dai fotografi appostati come paparazzi in giro per la zona pre-gara a caccia di volti o gesti particolari.

Alla fine, o meglio all’inizio ci siamo dovuti accodare nella nostra gabbia “dorata” (solo perché contrassegnata dal colore giallo) e dopo l’inno di Mameli siamo partiti. Per inciso, bello sentire l’inno prima della partenza perché ti da la carica giusta.

C’è stato però anche un momento serio perché è stato osservato un minuto di raccoglimento per ricordare un atleta scomparso recentemente che faceva spesso il “pacer” alla Venice Marathon.

E poi… lo sparo e il via alla corsa.

Il Coach come al solito è partito “sparato” ma questa volta gli sono rimasto a fianco ed abbiamo corso insieme fino al dodicesimo km circa. Nei primi chilometri lo spettacolo regalato degli atleti e dalla laguna è stato bellissimo perché si vedevano due arcobaleni: uno formato dall’acqua, dal sole che stava tramontando e dalla terra che ne assorbiva i raggi; l’altro formato dalle maglie multicolore dei podisti. Correndo e guardando il serpentone che sinuoso si muoveva affiancando l’acqua ho pensato che tra questa mezza maratona e la Venice Marathon c’è questo “filo blu” che le unisce e le rende due corse particolari se non uniche: l’acqua che circonda Venezia e che accarezza la terraferma. Considero la “Moonlight” la naturale continuazione della “Venice” quasi come se Riva Sette Martiri non fosse l’arrivo di una gara quanto la partenza dell’altra.

A parte i romanticismi da vecchio podista dopo il dodicesimo ho perso progressivamente le tracce del coach perché ho cominciato a sentire il formicolio al piede destro che chilometro dopo chilometro saliva fino a raggiungere quasi la natica e quindi mi sono preoccupato un bel po’; ho allora rallentato un pochettino mantenendo però un discreto ritmo.

Ho trovato di nuovo “EllyCapelly”, la ragazza de “La Fulminea” incrociata già alla “Giulietta & Romeo” e successivamente ai “Dogi” che malgrado tutti i suoi acciacchi correva di buona lena ma stavolta non sono stato molto cavaliere e l’ho superata senza pietà (neanche andassi come Bolt…).

La parte più difficile è stato l’elastico di via Aquileia perché molto lungo e secondo me snervante, come tutti i tratti “elastico” perché affanna chi vede gli altri già avanti rispetto a lui; in più non riuscivo ad aprire il mio “gel” e così mi sono anche un po’ “inceppato” nella corsa.

Risolto anche il ristoro sono ripartito per cercare di raggiungere il traguardo e via Bafile sembrava un tunnel senza fine perché era poco illuminato e non riuscivo a vedere il traguardo; inoltre il pubblico in quel tratto non era così “preso” dalla corsa e quindi poco propenso all’incitamento.

Negli ultimi cinquecento metri però gli spettatori erano assiepati dietro le transenne e incitavano tutti i podisti negli ultimi metri ed io finalmente vedevo il traguardo finale; poi quando ho visto Secco sul palco che accortosi del mio arrivo mi incitava sbracciandosi come un tifoso della curva di uno stadio calcistico mi sono caricato ancora di più e ho fatto un ultimo scatto.

Altro inciso: vedere l’entusiasmo “genuino” di Secco come spettatore è quasi commovente; il suo incitamento farebbe correre anche un infermo.

Subito dopo il traguardo ho visto il Coach che mi aspettava sorridente perché soddisfatto della sua prestazione; io purtroppo sono andato oltre Verona come tempo ma sono comunque soddisfatto per aver sopportato il fastidio alla gamba e concluso senza dolore la gara.

Adesso però seguirò il “mantra” di Murakami “ascolta il tuo corpo” e mi riposerò un po’ per recuperare e darò modo a Luca, il mio “E-fisio” (dove la “E” sta per “elettronico” perché comunichiamo via sms per gli appuntamenti nel suo studio) di massacrarmi con una delle sue sedute dove mi rivolta come un calzino.

Un grazie a Caterina Soprana, la fotografa che ci ha immortalato nel “vagabondaggio” prima della partenza.

Alla prossima.

 

PS: visto che l’entusiasmo non mi manca ieri mi sono iscritto alla Maratona di Ravenna di Novembre; tanto per non stare troppo fermo…

 

Categorie

,