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FUNSide – Photo: Umbria, nel cuore d’Italia…

Dalle colline sopra Assisi

Ciao a tutti.

Nell’ultimo post vi ho raccontato cosa ho letto durante il mio soggiorno rigenerante dopo la Venice Marathon.

Oggi voglio raccontarvi con parole ed immagini dove ho letto quel libro: in Umbria, la regione che considero il cuore d’Italia.

Abbiamo soggiornato a Montefalco, un bellissimo borgo medievale dove 3000 anime danno vita a 90 aziende produttrici di vino tra i quali spiccano i famosi Montefalco (appunto) ma anche Sagrantino ma non solo; oltre al vino si produce anche olio e non è mancata occasione per effettuare degli assaggi; vi assicuro che il sapore dell’olio mescolato al pane con il sale non strideva con quello delle brioches e del caffè appena bevuto.

Ma oltre a Montefalco abbiamo visitato Bevagna, Assisi, Spoleto, Foligno e Perugia dove abbiamo fatto un bagno di cultura, arte, sapori, profumi e anche un po’ di shopping…

E’ stato un soggiorno veramente rilassante anche perchè gli Umbri a mio parere hanno un approccio alla vita molto meno stressato e stressante di noi, malgrado siano dei solerti lavoratori. Ad essere sinceri gli orari dei negozi erano un po’ approssimativi ma nessuno si preoccupava; il tempo pareva essere presente in abbondanza, nessuno si faceva prendere dalla fretta e la loro cadenza nel parlare unita alla loro serenità ha avuto un effetto contagioso su di noi e ci siamo sentiti proprio a nostro agio, quasi coccolati.

E’ stato poi bellissimo rivedere la basilica di Assisi restaurata dopo il tremendo terremoto di pochi anni fa ma anche la chiesa di S. Francesco al Prato a Perugia da pochissimo riaperta, Santa Maria degli angeli e la Porziuncola, il museo di S. Francesco a Montefalco e la festa delle nocciole a Bevagna.

Purtroppo il soggiorno è stato “breve ma intenso” ma spero le immagini rendano un po’ giustizia a questi posti veramente incantevoli dove posso immaginare Francesco abbia trovato la pace e la serenità.

Troverete le immagini  su Slideshare e alla pagina “Galleria” navigando nel menù principale.

Alla prossima

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FUNSide – Sport: scritti di corsa

La copertina del libro

Ciao a tutti.

Oggi vi voglio parlare di un libro che non troverete in libreria ma che è uscito allegato al numero di Febbraio di Runner’s World, una rivista che parla di… corsa, ovviamente.

Da runner atipico ho smesso di comprare regolarmente riviste tecniche perché ho notato con il passare degli anni che gli articoli si ripetevano; quando sono andato a ritirare il pettorale delle Venice Marathon però c’era una copia omaggio di Runner’s World con questo libro in omaggio ed allora l’ho presa assieme alla quantità industriale di volantini pubblicitari e l’ho ficcato nella borsa con il pacco gara.

Il libro è una raccolta delle 150 lettere più belle scritte dai lettori e selezionate dalla redazione della rivista.

Ho iniziato a leggerlo all’inizio con curiosità e poi con emozione e non vi nascondo che più di una volta gli occhi sono diventati lucidi quando qualcuno ricordava un proprio caro scomparso o malato oppure lontano mentre in altri mi sono messo a ridere di gusto leggendo di quelle mogli o fidanzate che per inseguire il marito o compagno hanno iniziato a correre prima ansimando dopo poche centinaia di metri ma poi non fermandosi più, quasi come Forrest Gump.

Ho scoperto che ci sono tantissimi motivi per cui si corre: per dimenticare o per ricordare, per scommessa o per gioco, per dimostrare qualcosa a qualcuno o a se stessi, per scaricare lo stress o per caricarsi; per me quello che però conta di più è quando corro sono inevitabilmente da solo anche se in mezzo a migliaia di persone e vivo quel momento per osservare ed ascoltare il mondo che mi circonda  ma soprattutto per ascoltare e osservare dentro me. Devo ammettere però che quando corro con i miei compagni corsari di “Quelli delle 6” mi diverto un sacco perché la corsa diventa quasi un pretesto per trovarsi a ridere, scherzare o discutere e la fatica si sopporta quasi senza accorgersene.

Mi piacerebbe sapere da voi quali sono le sensazioni che provate quando correte.

Alla prossima.

 

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FUNSide – Sport: The Venice Marathon adventure

Ciao a tutti.

E venne il giorno in cui i nostri corsari del gruppo “quelli delle 6” si ritrovarono davanti alla casa del coach per l’ultimo atto di questa avventura iniziata circa quattro mesi fa con un caldo equatoriale ma conclusasi con un freddo polare, la 27esima Venice Marathon.

Ma andiamo con ordine.

Il ritrovo è fissato per le 7 dal Coach e ci siamo tutti: FrecciaRosa, Cogo, Caveo, Coach, Lumino (io) e anche Mek che si è offerto di portarci a Stra per partecipare a suo modo alla maratona visti gli impedimenti familiari. Arrivati a Stra la prima tappa è per un caffè e già si percepisce che la giornata non sarà delle più favorevoli dal punto di vista meteorologico in quanto il vento si fa già sentire ma almeno non piove. Il caffè è un po’ lungo in termini di tempo e quindi non c’è tempo per arrivare agli spogliatoi perciò ci si cambia “in strada”; intanto il vento aumenta.
Una volta pronti Mek scatta la foto di rito e sembriamo più una squadra di imbianchini capitanata da un chirurgo (Caveo) che di corridori. Arriviamo alla consegna delle sacche e salutiamo Mek che ci lascia con un po’ di rammarico per non essere della partita.

Con un abile trucco Caveo e FrecciaRosa riescono ad intrufolarsi nella gabbia antecedente la loro e quindi partiamo tutti in compagnia. Perdiamo subito di vista Cogo e FrecciaRosa che vanno per la loro strada (è anche la nostra ma loro sono più veloci…) mentre il Coach è qualche metro avanti rispetto a me e Caveo che ci muoviamo sornioni, pronti a sferrare l’attacco al momento opportuno.

Una prima pioggerellina si palesa intorno a Dolo ma è sopportabile e la corsa procede secondo programma con Caveo che non si toglie il maglioncino di lana usato come protezione dal freddo; in effetti i nove gradi si sentono tutti anche se sono pochi e il vento non demorde.

A Mira incontro per la prima volta la mia tifoseria personale (Sandra e Daniele che non si accorgono subito di me ma poi fanno il solito tifo da stadio).

Arrivati alla zona industriale di Marghera il vento e la pioggia si fanno più insistenti rendendo più difficile la corsa ma i nostri eroi non mollano un punto mantenendo costante la loro andatura.

All’altezza di Marghera mi stacco progressivamente da Caveo e cerco piano piano di raggiungere il Coach; nel frattempo ritrovo nuovamente la mia “torcida” ora però rinforzata dalla sorella di Sandra, Chiara e tutta la sua famiglia al completo. Dopo aver dato un sonoro cinque a tutti saltando dalla gioia per averli rivisti raggiungo il Coach al parco di San Giuliano dopo aver però prima incontrato un altro illustre tifoso, il Secco che non ha voluto partecipare alla Venice ma si è presentato come promesso a San Giuliano insieme e Riccardo per fare il tifo per noi.
Da lì proseguiamo insieme fino a quando il Coach è costretto ad un “piss stop” ed io proseguo da solo.

Se a San Giuliano avevamo avuto le prime avvisaglie che l’ultima parte sarebbe stata la più difficile anche dal punto di vista meteorologico sul ponte della Libertà la natura si scatena perché il vento da est è così forte da farci correre quasi storti per contrastarlo e la pioggia e così forte che punge la faccia come aghi.

Non è però il momento di fermarsi perché sarebbe pericoloso anche per la salute in quanto non ci sono punti di soccorso se non alla fine del ponte ed infatti un paio di ambulanze passano a sirene spiegate con all’interno concorrenti in preda a ipotermia.
Manca poco all’arrivo e sono finalmente alla fine del ponte, infreddolito e stanco ma convinto a non fermarmi, pronto a girare a destra per entrare in marittima quando rivedo ancora Sandra e Daniele che mi incitano ancora sotto la pioggia battente e il vento sferzante: che bello! Li saluto mandando loro un bacio, scendo verso San Basilio e piango come un bambino perché sono commosso per averli visti ancora.

A questo punto non importa più che i palloncini delle 3h40 mi abbiano superato, non importa se non passiamo per Piazza San Marco perché l’acqua alta è troppo alta; importa solo non mollare e arrivare al traguardo per ringraziarli dell’affetto che mi hanno ancora una volta dimostrato.

Finalmente il traguardo: 3h41m49s ma non importa, sono felicissimo e taglio il traguardo gridando, con le braccia alzate e i pugni chiusi (non so come verrà la foto ma chissenefrega). Mi faccio consegnare la medaglia e aspetto Coach e Caveo (rispettivamente 3h45m01s e 3h47m45s) che arrivano poco dopo e facciamo la foto dei “finisher”.

Con qualche difficoltà ci cambiamo, prendiamo qualcosa di caldo e incrociamo FrecciaRosa (con marito e amica al seguito) che ci ha stupito ancora una volta fermando il cronometro in 3h29m15 mentre il Cogo ha un po’ rallentato chiudendo però con un onorevolissimo 3h31m44s ma credo sia già a casa.
Arriviamo in stazione a Mestre e li ci aspetta ancora una volta Sandra che riporta tutti alla base.

E’ finita; è stata dura ma è finita. Grazie a tutti per il supporto morale e logistico di Mek e dei nostri amici/familiari ma anche grazie a tutto il pubblico che coraggiosamente ha sfidato questo tempo per incitarci.

Adesso ci aspetta il meritato riposo prima di decidere dove correre la prossima, ovviamente.

Alla prossima, in attesa dei commenti degli altri corsari e di chi avrà voglia di scriverne…

Ah, qui sotto troverete le foto che Mek ha fatto prima della partenza, quando eravamo ancora in splendida forma ma soprattutto asciutti.