Thank your lucky stars (sottotitolo: fortuna, incontri e leader, non capi)

Ciao a tutti.

Da qualche giorno su LinkedIn ricevo le congratulazioni di colleghi, amici e conoscenti per il mio settimo anniversario lavorativo; siccome questo traguardo costituisce il mio record di permanenza in un’azienda ho riflettuto su come sono arrivato qui: per meriti personali (credo) e per le “stelle fortunate” ma soprattutto chi per me è (stato) un “leader” più che un “capo”.

Fin qui tutto bene. Ma perché un articolo con quel titolo, sottotitolo e foto? Adesso ve lo spiego.

  • Il titolo: “Thank your lucky stars” è stato un programma della ABC Television, un network commerciale britannico, dove le opinioni e i giudizi sugli artisti del pubblico presente alle trasmissioni erano la caratteristica distintiva del programma. Nel periodo in cui Brian Matthew fu il presentatore fecero le loro prime apparizioni gruppi allora “emergenti” come i Beatles e i Rolling Stones.
  • La foto: le riflessioni su “i miei primi sette anni” mi portano ad assegnare una buona del merito di questo risultato a una persona che quando va in giro in moto mette la testa in quel casco. Mi pare ci sia una stella dipinta e quindi, per un’associazione di idee un po’ articolata, ecco svelato l’altro motivo.
  • Il sottotitolo è un po’ articolato ma è la parte che intendo approfondire perché più importante.

Spesso la parola “coincidenze” viene associata a “fortuna” quando tutto finisce bene. Nel mio caso ce ne sono state diverse però, sia nei fortunati che sfortunati la differenza tra leader e capo è stata determinante perché se avessi avuto un capo molto probabilmente non sarei qui a scrivere questo post.

Quelle fortunate furono tre: la prima che un mio amico era compagno di viaggio di una persona poi diventata mio collega e attraverso questa relazione il mio curriculum arrivò in azienda. La seconda, un paio di anni dopo la mia assunzione, il mio capo accolse la richiesta di due colleghi che mi volevano nel loro gruppo di lavoro per avere un supporto al prodotto sul quale stavano lavorando. Infine la terza: il blog personale mi ha permesso di essere “notato” e iniziare una nuova collaborazione in un altro comparto dell’azienda per scrivere sul blog aziendale.

Il filo che unisce questi episodi e quelli meno fortunati è il comportamento da leader del mio capo che ha fatto la differenza.

Nel colloquio per l’assunzione fu più interessata alle “soft skill”, le capacità relazionali, che a quelle tecniche, che comunque avrei dovuto acquisire. Dopo i primi sei mesi, quando ci fu una pesante flessione nel settore dove lavoravo e visto che a fine anno scadeva il mio contratto la prospettiva era grigia, mi offrì un’altra opportunità dandomi fiducia. Al momento di ridiscutere il contratto insistette per una modalità di riconferma che tenesse in considerazione anche le mie opinioni, andando anche oltre le mie aspettative. Fu lei ad acconsentire che mi unissi al gruppo di lavoro dei due colleghi malgrado questo avrebbe limitato la mia disponibilità per il suo staff e infine fu lei a propormi per il ruolo che mi ha portato alla mia attuale mansione, pur sapendo che si sarebbe privata di una risorsa.

Un “capo” probabilmente non si sarebbe preoccupato di offrirmi un’altra opportunità, non avrebbe preso in considerazione le mie richieste e non mi avrebbe lasciato seguire un altro progetto o addirittura proposto me per altre mansioni.

Un leader è al tuo fianco, un capo incombe sulla tua testa.

Ma la differenza che ritengo sostanziale tra leader e capo è legata alla modalità di gestione degli eventi: con pragmatismo e autorità ma sempre con serenità e soprattutto con sensibilità verso l’aspetto umano, che regola comunque ogni relazione, personale come professionale.

Lungimiranza, pragmatismo, autorità (e competenza, ovvio) sono doti che un “capo” deve possedere per ricoprire quel ruolo. Sensibilità e serenità però sono due doti che secondo me distinguono i “leader”, come nel suo caso.

Adesso spero di allungare la “striscia positiva” iniziata sette anni fa; questo però dipende soprattutto da me.

E voi, avete un “capo” sopra la testa o un “leader” al vostro fianco?

Prima di salutarvi, un suggerimento bibliografico: Essere leader, di Daniel Goleman.

Alla prossima.