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Riflessioni sul Netcomm Forum 2018: le idee sul web sono un po’ confuse…

Ciao a tutti.

Nei giorni 30 e 31 maggio si è tenuta la tredicesima edizione di Netcomm Forum, del quale riporto il sottotitolo:

L’evento più significativo in Italia per l’e-commerce, il digital retail e la digital transformation delle aziende. Due giorni dedicati al business, alla formazione e al networking per far crescere la tua impresa.

L’incremento degli espositori del 40% rispetto all’edizione 2017 è importante sotto due punti di vista:

  • la rilevanza sempre maggiore dell’evento per chi opera in questo settore
  • anche il digitale ha bisogno dell’analogico e quindi ha ancora senso organizzare  manifestazioni come questa che diventano momenti di confronto e incubatori o acceleratori di relazioni.

La squadra composta dal sottoscritto, Erminda e Massimo ha accolto i visitatori del Forum presso lo stand di Mytho, la soluzione SaaS e-commerce in cloud leader in Europa con oltre 10.000 installazioni, prodotta da Oxatis e distribuita in esclusiva per l’Italia da TeamSystem. Massimo ha anche fatto un intervento in un workshop dedicato a Mytho e il suo approccio alla omnicanalità che ha avuto circa una sessantina di presenze.

Durante le visite allo stand o parlando con altri operatori ho raccolto alcune affermazioni che vi riporto qui sotto e sulle quali vorrei condividere le mie riflessioni:

  • Il sito di e-commerce deve essere autonomo dal sistema informativo gestionale nella gestione dell’ordine per documenti di trasporto, fatture , pagamenti eccetera proveniente dal web ma deve essere sincronizzato in tempo reale con le giacenze di magazzino…
  • Sto cercando un e-commerce che mi permetta di gestire dal backoffice i lotti di produzione per identificarli in fase di vendita…
  • Vorrei affiancare al mio sito web istituzionale un e-commerce però non voglio fare concorrenza ai miei distributori e quindi i due siti non devono essere collegati…
  • Ho bisogno che sul mio e-commerce i miei clienti vedano la loro situazione contabile, le giacenze, lo stato di avanzamento dei loro ordini, la data di previsto arrivo degli articoli momentaneamente non disponibili…

Sono tutti buoni propositi che però mi hanno dato la sensazione e mi hanno fatto riflettere molto al termine di questa due giorni; alcune aziende hanno un po’ di confusione su cosa significa implementare un progetto di sito e-commerce.

Ho notato principalmente una considerazione del progetto web come entità distinta dal resto del business aziendale, quasi come se fosse una ditta nella ditta che vive e si gestisce autonomamente. Per altri invece l’e-commerce deve diventare il sistema informativo aziendale dove l’inserimento degli ordini è delegato ai clienti. Per altri, soprattutto le aziende manifatturiere, l’e-commerce deve sostituisi ai configuratori di prodotto presenti nei propri ERP e collegati con una distinta base a regole.

Quando poi le aziende si rivolgono per ottenere risposte a queste domande a realtà che sono più orientate a realizzare strumenti di comunicazione che di vendita nascono i problemi, soprattutto quando si deve parlare di integrazione tra sistemi, siano essi ERP o anche solo CRM.

Credo sia opportuno che le aziende, prima di avviare un progetto di e-commerce, formino una squadra che raccolga tutti i settori aziendali coinvolti:

  • Commerciale, per le politiche di vendita
  • Marketing, per le modalità di comunicazione
  • Logistica, per gli aspetti relativi all’evasione dell’ordine
  • Amministrazione, per gli aspetti contabili, fiscali e legali
  • Information Technology, per l’integrazione tra i sistemi

Per molto tempo questi progetti sono stati visti come strumenti comunicativi o commerciali e questa visione miope ha fatto sì che molti fallissero proprio per il mancato coinvolgimento di tutti i comparti e la mancanza di sinergia.

Chi come noi è partner tecnologico delle aziende ha il compito, se non il dovere, di affiancarle nell’analisi, avviamento e conclusione positiva di progetti come questi.

Voi cosa ne pensate?

Alla prossima.

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Thank your lucky stars (sottotitolo: fortuna, incontri e leader, non capi)

Ciao a tutti.

Da qualche giorno su LinkedIn ricevo le congratulazioni di colleghi, amici e conoscenti per il mio settimo anniversario lavorativo; siccome questo traguardo costituisce il mio record di permanenza in un’azienda ho riflettuto su come sono arrivato qui: per meriti personali (credo) e per le “stelle fortunate” ma soprattutto chi per me è (stato) un “leader” più che un “capo”.

Fin qui tutto bene. Ma perché un articolo con quel titolo, sottotitolo e foto? Adesso ve lo spiego.

  • Il titolo: “Thank your lucky stars” è stato un programma della ABC Television, un network commerciale britannico, dove le opinioni e i giudizi sugli artisti del pubblico presente alle trasmissioni erano la caratteristica distintiva del programma. Nel periodo in cui Brian Matthew fu il presentatore fecero le loro prime apparizioni gruppi allora “emergenti” come i Beatles e i Rolling Stones.
  • La foto: le riflessioni su “i miei primi sette anni” mi portano ad assegnare una buona del merito di questo risultato a una persona che quando va in giro in moto mette la testa in quel casco. Mi pare ci sia una stella dipinta e quindi, per un’associazione di idee un po’ articolata, ecco svelato l’altro motivo.
  • Il sottotitolo è un po’ articolato ma è la parte che intendo approfondire perché più importante.

Spesso la parola “coincidenze” viene associata a “fortuna” quando tutto finisce bene. Nel mio caso ce ne sono state diverse però, sia nei fortunati che sfortunati la differenza tra leader e capo è stata determinante perché se avessi avuto un capo molto probabilmente non sarei qui a scrivere questo post.

Quelle fortunate furono tre: la prima che un mio amico era compagno di viaggio di una persona poi diventata mio collega e attraverso questa relazione il mio curriculum arrivò in azienda. La seconda, un paio di anni dopo la mia assunzione, il mio capo accolse la richiesta di due colleghi che mi volevano nel loro gruppo di lavoro per avere un supporto al prodotto sul quale stavano lavorando. Infine la terza: il blog personale mi ha permesso di essere “notato” e iniziare una nuova collaborazione in un altro comparto dell’azienda per scrivere sul blog aziendale.

Il filo che unisce questi episodi e quelli meno fortunati è il comportamento da leader del mio capo che ha fatto la differenza.

Nel colloquio per l’assunzione fu più interessata alle “soft skill”, le capacità relazionali, che a quelle tecniche, che comunque avrei dovuto acquisire. Dopo i primi sei mesi, quando ci fu una pesante flessione nel settore dove lavoravo e visto che a fine anno scadeva il mio contratto la prospettiva era grigia, mi offrì un’altra opportunità dandomi fiducia. Al momento di ridiscutere il contratto insistette per una modalità di riconferma che tenesse in considerazione anche le mie opinioni, andando anche oltre le mie aspettative. Fu lei ad acconsentire che mi unissi al gruppo di lavoro dei due colleghi malgrado questo avrebbe limitato la mia disponibilità per il suo staff e infine fu lei a propormi per il ruolo che mi ha portato alla mia attuale mansione, pur sapendo che si sarebbe privata di una risorsa.

Un “capo” probabilmente non si sarebbe preoccupato di offrirmi un’altra opportunità, non avrebbe preso in considerazione le mie richieste e non mi avrebbe lasciato seguire un altro progetto o addirittura proposto me per altre mansioni.

Un leader è al tuo fianco, un capo incombe sulla tua testa.

Ma la differenza che ritengo sostanziale tra leader e capo è legata alla modalità di gestione degli eventi: con pragmatismo e autorità ma sempre con serenità e soprattutto con sensibilità verso l’aspetto umano, che regola comunque ogni relazione, personale come professionale.

Lungimiranza, pragmatismo, autorità (e competenza, ovvio) sono doti che un “capo” deve possedere per ricoprire quel ruolo. Sensibilità e serenità però sono due doti che secondo me distinguono i “leader”, come nel suo caso.

Adesso spero di allungare la “striscia positiva” iniziata sette anni fa; questo però dipende soprattutto da me.

E voi, avete un “capo” sopra la testa o un “leader” al vostro fianco?

Prima di salutarvi, un suggerimento bibliografico: Essere leader, di Daniel Goleman.

Alla prossima.

 

 

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Back to work! Ecco il primo articolo Proside del 2018

Ciao a tutti.

Si è concluso il 2017 e di conseguenza anche le vacanze invernali sono finite.

Siccome non si vive solo di buone storie, scatti & corse sono rientrato in ufficio per riprendere l’attività lavorativa con l’inizio del nuovo anno.

Come sapete ho l’opportunità di scrivere per il blog dello store TeamSystem eccovi quindi il primo post “Proside” del 2018, che ha un titolo “proverbiale”, più o meno:

Parlami del web e ti dirò che professionista sei (analogico o digitale)

Buona lettura e alla prossima.