Quando gli spazi aziendali diventano “social”

Ciao a tutti.

Verso la fine degli anni sessanta il movimento hippy fu caratterizzato dalla creazione delle comunità, luoghi in cui gli appartenenti al movimento vivevano in totale condivisione. All’interno di queste comunità gli hippy non si scambiavano solo droga o partner ma anche idee e proposte di sviluppo dell’impresa cooperativa, oppure l’attenzione alle energie alternative.

Una visione “social” antesignana, in forte contrapposizione con quella capitalistica e premiante per il singolo, tipica degli Stati Uniti.

Ai giorni nostri altrettanto “social” secondo me è il coworking perchè, oltre alle motivazioni prettamente legate a una riduzione dei costi di struttura, questa modalità operativa stimola anche il confronto, la contaminazione e la condivisione di idee tra le persone che lo praticano, senza per questo essere considerati hippy e quindi alternativi, nel senso dispregiativo del termine.

In Infinite Area (www.infinitearea.com) la contaminazione, lo scambio e la condivisione aleggiano tra i suoi ambienti. Le linee che definiscono gli spazi di lavoro sono essenziali e ne delimitano le dimensioni in modo da mantenere serenità, riservatezza e armonia di chi ci lavora, oltre a stimolarne la concentrazione. Allo stesso tempo poter incrociare lo sguardo di chi è vicino secondo me incoraggia il contatto per un confronto.

Sabato scorso ho potuto provare tutte queste sensazioni in occasione della giornata formativa organizzata da “La Grande Differenza” (www.lagrandedifferenza.com) proprio all’interno di Infinite Area e improntata sul Networking. Nel momento in cui abbiamo dovuto distribuirci all’interno dell’area per svolgere un esercizio mi sono accorto di come l’ambiente permettesse di concentrarsi con facilità. Forse però mi sono fatto troppo prendere dalla bellezza del luogo perché l’esercizio non mi è riuscito proprio bene…

Scherzi a parte, ascoltare Patrizio, uno degli artefici di questo spazio “creativo” è stato interessante. Ha spiegato che Infinite Area è nata dal recupero di un area dismessa e si autosostiene dal punto di vista energetico però ha tenuto a precisare che considera la sostenibilità un prerequisito e non è quini necessario pubblicizzarlo. Inoltre ha voluto ribadire il pensiero che l’ha portato a realizzare tutto ciò:

“Il valore si genera dal lavorare e condividere con altre persone, dal farsi contaminare dalle idee, dall’aprirsi a diversi modi di pensare, dal re-interpretare i valori e la cultura del Territorio”

Le sue parole mi hanno fatto riflettere su diversi argomenti:

  • il fatto che i suoi fautori considerino tutto ciò normalità anziché una caratteristica peculiare indica come certi argomenti non devono più essere considerati innovativi, futuristici o alternativi ma assiomi.
  • la condivisione, il “fare rete” sta diventando sempre più importante per crescere;
  • avere dei luoghi dove poterlo fare, slegato da vincoli di appartenenza, in un (calcisticamente parlando) “campo neutro” ma dotato di tutti i comfort è estremamente importante;
  • non serve fuggire per crescere, anzi è un dovere rimanere per difendere, sostenere, crescere per far crescere il nostro territorio.

Al termine della giornata mi sono sentito molto soddisfatto del corso, dell’opportunità di crescita, della giornata di “scuola”. Per applicare immediatamente le indicazioni ricevute durante la lezione ho deciso di documentare le mie sensazioni e impressioni affinché altri possano conoscere questo luogo e avere la mia stessa opportunità. Il mio contributo per quelle che sono le mie possibilità: qualche foto.

Adesso però mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi…

Alla prossima.

 

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