FUNSide – Books | A occhi aperti, di Mario Calabresi

Ciao a tutti.

L’ultimo libro di fotografia che ho letto, anzi riletto è stato “La camera chiara” di Roland Barthes. Un libro difficile ma che mi aveva fatto riflettere su quali sensazioni dovrebbe trasmettere una fotografia e mi aveva fatto scoprire lo “studium” e il “punctum”, i due fondamenti di una fotografia.

Durante una corsa mattutina con “Quelli delle 6” Mek mi aveva parlato del libro di Calabresi “A occhi aperti” e a Ravenna, durante la passeggiata serale pre-Maratona entrando in una libreria per sbirciare tra gli scaffali l’ho visto e l’ho preso.

E’ rimasto sul mio comodino per tre settimane circa quando due giorni fa l’ho preso in mano una sera e l’ho letto tutto d’un fiato.

In questo libro l’autore (Mario Calabresi, direttore del quotidiano “La Stampa” e figlio del commissario di polizia Luigi assassinato nel 1972) ha intervistato dieci fotografi che con i loro scatti hanno fissato la Storia sulla pellicola e l’hanno fatta conoscere al mondo intero.

I dieci fotografi intervistati sono stati:

2014-01-21-Copertina_aocchiaperti_fotografi

 

Tra le tante cose che mi sono piaciute del libro quella che più mi ha colpito è stata che i fotografi rispondendo alle domande si sono raccontati e da ognuno di loro ho appreso come avessero “vissuto” la loro fotografie quasi come i loro soggetti, pur cercando di mantenere quel minimo distacco per non farsi sopraffare dall’evento che erano chiamati a documentare.

Come diceva Robert Capa:

Se la foto non è buona vuol dire che non sei stato troppo vicino

loro hanno capito che se volevano far capire cosa volevano significare con quelle foto non potevano rimanere lontani, sporcandosi nel fango degli alluvioni o stando in prima linea con i soldati anche se questo per alcuni di loro è stato alla lunga traumatizzante.

Leggendo queste pagine ho percepito anche la passione per la fotografia dell’autore che lo ha spinto a girare il mondo per vedere mostre fotografiche e a comprare libri di fotografi di ogni genere; se devo essere sincero ho provato anche un po’ d’invidia per questo.

“A occhi aperti” mi ha aiutato a pensare su cosa voglio dire con le mie fotografie e credo possa tornarne utile la lettura per tutti quelli che hanno questa passione, per spingerli ancora di più a prendere in mano qualsiasi apparecchio che fa foto per testimoniare i loro ricordi di vita, il più bel viaggio che ci sia.

Alla prossima.

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