FUNSide – Books: La camera chiara di Roland Barthes

Ciao a tutti.

Sono nuovamente qui dopo un paio di settimane di “vacanza” o per meglio dire “latitanza” dalla tastiera e ho un sacco di cose da raccontarvi, un post alla volta.

Partiamo dal libro di cui ho deciso di scrivervi oggi, “La camera chiara” di Roland Barthes. Lo comprai diversi anni fa su suggerimento di un mio amico e grande fotografo, Diegolandi il quale mi rivelò che questo libro fu fonte di ispirazione anche per lui; per me non fu proprio facilissimo leggerlo anche perché pensavo Barthes fosse un fotografo e che quindi avrei trovato qualche spunto interessante per migliorare la mia fotografia.

Invece lui fu saggista, semiologo e critico letterario ma NON fotografo quindi quando iniziai il libro non capii subito dove volesse arrivare e feci veramente molta fatica a finirlo e il risultato ottenuto fu scarso dal punto di vista della comprensione.

Ma torniamo ai giorni nostri perché il motivo per il quale l’ho riletto è legato alla prima lezione di un corso di fotografia che sto seguendo durante la quale il docente citò più volte Barthes e questo libro come riferimento per le fotografie che venivano mostrate. Io ricordavo solo il titolo e allora, incuriosito, l’ho ripescato dalla libreria e l’ho riletto.

Rispetto alla prima volta ci ho messo tre “sessioni” per finirlo e ho capito molte cose su come guardare le fotografie ma soprattutto come farle.

E’ molto interessante la distinzione che fa Barthes dei tre elementi intorno ai quali si muove la fotografia intesa come arte e cioè l’Operator, ovvero chi fa la foto, lo Spectrum, il soggetto della stessa ed infine lo Spectator, chi la guarda.

Per lo Spectator poi ci sono due modi di osservare una fotografia: lo Studium,  che si concentra su quali informazioni di carattere razionale gli fornisce (periodo storico, costumi, situazioni particolari…).

L’altra informazione è il Punctum ossia quelle informazioni di carattere irrazionale. emotivo che una foto può produrre nei confronti dello Spectator.

Quando il Punctum dello Spectator coincide con quello dell’Operator allora lo scopo di una foto è raggiunto perchè riesce a provocare le stesse reazioni emotive in chi la fa e in chi la guarda.

Per questo motivo molte foto che per il fotografo sono bellissime possono apparire banali per chi le guarda perché non hanno alcun elemento irrazionale, inteso come emotivo,  che appare. Ecco perchè è difficile fare una bella foto.

Un libro che mi ha fatto molto riflettere sulle foto che ho fatto e su quelle che farò in seguito.

Alla prossima.

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