Art attack? No, Sketchnote!

Ciao a tutti.

Oggi è il primo giorno lavorativo del 2021 e voglio iniziare con una novità.

L’immagine che vedete non è un attacco d’arte, come diceva il mitico Giovanni Muciaccia; in realtà è uno Sketchnote, termine inglese per indicare la modalità di prendere appunti associando alle parole le immagini.

Il mio Curriculum Vitae in Sketchnote

Ma cosa c’entra lo sketchnote con l’ambito lavorativo? C’entra, c’entra… Continuate a leggere e lo scoprirete.

Forse non tutti sanno che il cervello umano memorizza le informazioni con percentuali diverse: 80% osservando, 20% leggendo, 10% ascoltando, come rappresentato in questa immagine (l’ho fatto apposta per enfatizzare la differenza con la riga scritta sopra…):

Lo sketchnote prende spunto dalla teoria della “doppia codifica” sviluppata da Allan Paavio che consiste in:

Due sistemi di codifica dell’informazione, nettamente distinti: uno relativo all’individuazione ed elaborazione degli oggetti o eventi non verbali, l’altro relativo agli aspetti verbali. Le unità di base di cui è composto il sistema verbale sono definite logogens (logogeni) e contengono informazioni di cui il soggetto si serve per esprimere parole in modo sequenziale; invece, le unità di base che costituiscono il sistema non verbale sono definite imagens (immageni) e permettono di generare immagini mentali. Quest’ultime derivano da esperienze percettive, somatiche, visive e uditive, poi elaborate dalla mente, per cui un contenuto di pensiero ha valore, senso, solo se conduce facilmente ad una immagine mentale.

Wikipedia

Lo sketchnote diventa utile per sintetizzare in modo “memorabile” una riunione o un webinar perché stimola l’ascolto di chi sta parlando per cogliere le parole più importanti, le cosiddette keywords, oppure per descrivere un progetto, un’idea o… qualsiasi cosa vi passi per la testa.

Per un appassionato fotografo come me poi la parola immagine, stampata o disegnata, è sempre stimolante e quindi ho approfondito l’argomento partecipando a un corso tenuto da Elena Brugnerotto, un’insegnante entusiasmante quanto brava che in due giornate ha spiegato in modo inequivocabilmente chiaro le tecniche, gli stili, i riferimenti bibliografici e le potenziali applicazioni di questa tecnica, oltre a una serie di tips and tricks.

Quali sono i problemi da risolvere per essere un bravo sketchnoter?

  1. La preoccupazione di non saper disegnare: dovete catturare idee, non dipingere la Gioconda; fate come i bambini, che disegnano delle forme semplici ma comprensibili a tutti. Picasso disse “A dodici anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino.”
  2. Creare una vostra libreria visuale: pensate alle metafore per trovare l’immagine che più si adatta a rappresentare l’idea; se non ne trovate andate su The Noun Project e troverete un’icona che vi potrà aiutare
  3. Rimanere concentrati mentre ascoltate. Il mio suggerimento è quello di silenziare il telefono, chiudere tutti i social ed evitare qualsiasi distrazione, come i pop-up del pc.

Dopo questi due giorni ho voluto muovere i primi passi su qualcosa che rientrasse nella mia “comfort zone”, come dicono quelli bravi; visto che in questi giorni ricorre anche il mio decimo compleanno in TeamSystem, l’azienda per la quale lavoro, ho deciso di dedicarmi al mio curriculum vitae.

Suggerisco di fare altrettanto perché vi conoscete abbastanza bene per descrivervi correttamente; quando l’avrete finito non abbiate il timore di pubblicarlo sul vostro profilo Linkedin, come ho fatto anch’io: i vostri colleghi vi vedranno con un occhio diverso, e non è un gioco di parole.

Ultimo suggerimento: acquistate il libro “The sketchnote handbook” di Mike Rohde perché è divertente e utilissimo per iniziare.

Buon anno e buon lavoro.

Alla prossima.

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