Ciao a tutti.

Dopo l’ultimo post ci eravamo lasciati con la partenza della mia impresa alpinistica verso il Monte Grappa, remake di quella paterna di tantissimi anni fa.

Di buon mattino io e Claudio abbiamo raggiunto Eddy a casa sua, campo base per la partenza della spedizione.

Appena arrivati ci siamo trovati di fronte a un intoppo di carattere tecnico, brillantemente risolto dal capo spedizione Eddy: le scarpe da montagna di Claudio erano un po’ approssimative e allora Eddy glie ne ha fornito subito un paio di sue, fortunatamente coincidenti come misura.

Risolto il problema, ci siamo caricati con un caffè nero e caldo e abbiamo raggiunto in auto la partenza del sentiero che ci avrebbe portato sulla cime del Monte Grappa.

Le condizioni meteo erano ideali: temperatura fresca, aria frizzante e sole pronto a scaldarci ogni volta che fosse riuscito a superare la coltre degli alberi.

Eddy aveva scelto un percorso di media difficoltà, sapendo che io e Claudio siamo allenati in qualità di runner; il sentiero si inerpicava senza troppa pendenza dentro la fitta vegetazione e così noi avevamo anche la possibilità di scambiare due parole durante la salita.

Ogni tanto ci fermavamo per permettermi di fare qualche foto e bere un po’ d’acqua anche perché Eddy, oltre a farci da guida, faceva anche da Cicerone raccontandoci le varie storie di guerra collegate ai posti che attraversavamo e quindi anche lui doveva riprendere fiato.

Durante la camminata abbiamo incrociato sia trail bikers e runners, ciclisti e podisti da sentiero perché la zona si presta molto a quel tipo di attività sportiva. Noi ci spostavamo e ammiravamo la loro agilità, in bici come a piedi, nel correre su spazi così stretti in modo così veloce.

A un certo punto Eddy ci ha tenuto in suspence perché ha detto che oltre una siepe naturale ci avrebbe fatto vedere una delle cose che determinavano l’importanza di quel monte per i soldati italiani durante la guerra: io e Claudio eravamo un po’ curiosi perché non sapevamo cosa aspettarci; quando siamo arrivati ci siamo trovati di fronte a una vista mozzafiato.

Oltre alla magnificenza del panorama io e Claudio non capivamo cosa ci fosse così importante e allora Eddy ci ha spiegato che se gli austro-ungarici, forti della vittoria a Caporetto, avessero sfondato anche la linea difensiva dove ci trovavamo noi avrebbero potuto “vedere” Venezia, nel senso letterale e militare del termine; questo avrebbe dato loro maggior sprone per avanzare giù fino a valle.

I soldati italiani ne erano consapevoli e per questo difesero strenuamente le loro posizioni respingendo l’esercito nemico nella prima battaglia del Monte Grappa, per poi combattere nuovamente in altre due occasioni, le famose battaglie denominate “difensiva” e “offensiva“.

Dopo la parentesi storiografica di Eddy la spedizione è ripartita fino a raggiungere senza sosta la sommità del Monte Grappa, per mia somma gioia e soddisfazione. Dopo il meritato rifocillamento a base di panino, birra e dolce siamo andati a visitare il sacrario militare e quando sono arrivato in cima alla gradinata i miei occhi arrossati e i pensieri sono andati ancora più in alto di dove mi trovavo per salutare mio papà e dirgli che avevo finalmente ripercorso le sue tracce, come volevo fare dopo aver ascoltato il suo racconto.

Mi sono sentito un po’ più vicino a lui, dopo tantissimo tempo.

Un momento molto intenso e particolare di una giornata altrettanto intensa per tutte le sensazioni provate: fatica, gioia, commozione, serenità, tranquillità.

Ho lasciato qualche scatto a ricordo di questa giornata particolare per la quale voglio ringraziare dal cuore i miei due compagni di ventura, Eddy e Claudio.

Alla prossima.

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