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I FUN-tastici numeri del 2018 di BS&C

Ciao a tutti.

Questo è l’ultimo post prima di chiudere il 2018 e vorrei fare un breve riassunto in cifre di quest’anno un po’ particolare. Vi darò quindi i FUN-tastici numeri del 2018 di BS&C, senza un ordine preciso ma come mi vengono in mente, che riguardano la parte divertente della mia vita e del blog, il FUNSide appunto.

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Costole fratturate, risultato di un clamoroso passo falso che mi ha fatto fare un volo nei pressi di una fontana in un’afosa domenica mattina di metà luglio. E per questo che ho scritto che la corsa a piedi è uno sport estremo.

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Classificazione assoluta nel concorso fotografico web intitolato “Mostly White”, con oltre 30.000 foto partecipanti. Questo risultato mi ha permesso esporre per tre giorni in una galleria di Londra la mia fotografia. Potete leggere l’approfondimento in questo post.

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#SelfieOnTheRun. Per il 2018 avevo avviato un progetto fotografico su Instagram con l’hashtag che avete appena letto. Ho deciso che mi sarei scattato un selfie con chiunque incontrassi per strada durante le mie corse e accettasse di farlo. Un progetto divertente perché mi ha permesso di scambiare anche anche metro di corsa con perfetti sconosciuti che si sono prestati a questa iniziativa un po’ inconsueta. Il risultato è stato soddisfacente perché ho ottenuto pochi rifiuti e tenendo conto che da metà luglio ho smesso di correre per il primo FUN-tastico numero dell’elenco…

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Chilometri percorsi quest’anno, ovviamente a piedi. In realtà il 2018 non è stata una buona annata per la corsa su strada. Purtroppo le numerose trasferte per lavoro assieme ai problemi fisici mi hanno impedito di fare tanta strada come desideravo. Però l’ultima corsa dell’anno l’ho fatta assieme ai miei compagni runner di “Quelli delle 6”. Comunque da domani inizia un nuovo anno e ho tempo per recuperare!

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Pubblicazioni fotografiche. Con il libro di quest’anno ho raddoppiato le mie raccolte su Instagram. La prima volta la selezione era stata fatta con le foto che avevano ottenuto più “cuoricini” sulle mie foto in bianco e nero; quest’anno invece ho ho scelto personalmente le foto che mi piacevano di più e il “progetto” fotografico era a colori. Sono addirittura riuscito a vendere una copia cartacea del libro: che “viva e vibrante soddisfazione”!

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Segnalibri. Sulle ali dell’entusiasmo dopo l’esposizione in galleria mi sono montato un po’ la testa e ho pensato che forse potrei avere un’opportunità come fotografo e così ho pensato e ripensato quale strumento avrebbe permesso di far conoscere la mia “arte” al pubblico, senza svenarmi dal punto di vista economico. E così, grazie all’aiuto di una collega grafica che mi ha dato un paio di dritte, ho stampato e regalato in giro due segnalibri con due mie fotografie a soggetto letterario, raffiguranti due persone intente nella lettura. Un oggetto che può sembrare anacronistico però è stato molto apprezzato da chi l’ha ricevuto.

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Il primo voto universitario di mio figlio. Da metà settembre mio figlio si è trasferito a Milano per studiare alla “Statale” una facoltà che ha un nome così lungo che si fa prima a completare il piano di studi che a pronunciarlo: Scienze internazionali e istituzioni europee (sie). Sia io che mia moglie siamo orgogliosissimi di questo risultato e se, come dice il proverbio, “il buongiorno si vede dal mattino” siamo fiduciosi sul proseguimento del percorso accademico del nostro “bambino”.

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VideoClip Siccome i segnalibri sono solo l’inizio di un progetto fotografico ho anche girato il mio primo videoclip, contente una sequenza di fotografie in biano e nero sull’intro di un pezzo che non mi stanco mai di ascoltare, anche se sono passati oltre 30 anni dalla sua pubblicazione. Sto parlando del video “Umani urbani” con la musica tratta da “The camera Eye” dei Rush.

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T-shirt Quest’anno ho corso poco però ho stampato 5 T-shirt per i miei compagni runner. Questa nuova versione ha accolto la richiesta di uno dei componenti, il “Cogo”, per i colori. La novità però è costituita dall’icona che rappresenta ognuno di noi. Andate a vedere qui quanto belle sono questa nuove T-shirt.

Direi che per quest’anno ho dato abbastanza i numeri.

Prima di salutarvi vorrei ringraziarvi per il support oche mi avete dato con le vostre visite al blog e darvi appuntamento a domani, cioè al prossimo anno, per uno scintillante, spumeggiante, scoppiettante ed entusiasmante 2019.

Alla prossima.

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FUNSide Sport

Perché la corsa su strada può diventare una pratica sportiva pericolosa (anche senza auto).

Ciao a tutti. Domenica scorsa, dopo una pausa di riflessione durata una stagione intera, durante la quale ho realizzato che anche la corsa può diventare una pratica sportiva pericolosa, sono tornato nuovamente in strada a correre. Il motivo per cui ho maturato il pensiero sulla pericolosità della corsa è legato alle 4 costole che mi sono fratturato durante l’ultima uscita. La domanda sorge spontanea: un infortunio può capitare a tutti ma come ci si può rompere 4 costole correndo, escludendo l’ipotesi di un investimento stradale? Se avete pazienza ve lo spiego. Una domenica mattina di metà luglio ero uscito da solo per correre un’oretta con lo smartphone per catturare qualche “Selfie on the run” o fotografare qualche scorcio durante il percorso. Dopo solo 10 minuti mi sono reso conto che oltre al caldo l’aria era molto umida e siccome avevo idea di correre almeno per un’oretta volevo bagnarmi la testa per stare un po’ fresco. Le nego la strada c’era una fontana e allora mi sono avvicinato con cautela, perché tutto intorno era bagnato e scivoloso e non volevo cadere Purtroppo non sono stato attento a sufficienza perché, dopo il primo passo già un po’ instabile al secondo sono sci-volato gambe all’aria e precipitato rovinosamente a terra sul fianco destro. Una scena come si vedeva nelle comiche di tanti anni fa, quando un attore scivola facendo quasi un salto mortale all’indietro. La differenza tra me e un comico era che qui si faceva sul serio e che gli stunt-men sono abituati a cadere mentre io invece non ero assolutamente preparato. Che botta! In un attimo mi sono ritrovato da “homo erectus” a “homo sdraiatus”, completamente bagnato e con un fortissimo dolore alla schiena. Lentamente mi sono girato sul fianco e seduto di fronte alla fontana che continuava a zampillare acqua, come per prendermi in giro e sfidarmi a ritentare. Ho visto che non perdevo sangue e nulla mi pareva rotto; allora mi sono rialzato e ho ripreso a camminare convinto di poter anche riprendere la corsa dopo qualche minuto, ridendo di come avessi potuto fare quel volo e pensando a quanto mi avrebbero preso in giro gli altri runner di “quelli delle 6”. La realtà invece era ben diversa e poco divertente: facevo fatica a respirare a avevo delle fitte molto forti a metà schiena. Così, con le mani sulla testa come i prigionieri di guerra ho fatto dietro-front per dirigermi verso casa. Quando sono rientrato e mia moglie ha visto che avevo il viso bianco come un lenzuolo mi ha subito “ordinato” di andare in pronto soccorso; sono riuscito a contrattare una doccia prima di partire perché ero impresentabile. Anche in auto la situazione era tragicomica; mia moglie voleva correre veloce per arrivare il prima possibile ma ad ogni curva o rotatoria le fitte diventavano fortissime e allora siamo arrivati in ospedale quasi a passo d’uomo, un supplizio per lei che ama correre e voleva aiutarmi. Ecco la sequenza degli esiti delle radiografie:
  • Giorno dell’infortunio: “…si evidenzia frattura 6a e 7a costa destra, si richiede controllo il giorno successivo e riposo per quindici giorni” (2 costole!)
  • Giorno successivo: “…si conferma frattura 6a, 7a e 8a costa destra , controllo tra due mesi” (3 costole? Ma non erano 2!?)
  • Due mesi dopo : “…formazione incompleta del callo osseo in corrispondenza della frattura della 6a, 7a, 8a e 9a costa destra” (Ma come, adesso sono 4?) .
A questo punto ho deciso di smettere con le radiografie per evitare ulteriori fratture. Come ogni anno, dopo l’estate, arriva l’autunno e sono nuovamente uscito per camminare fino al luogo del misfatto dove, dopo 2 mesi, 22 giorni, 22 minuti ho ricominciato a correre, senza bagnarmi la testa. Siete d’accordo con me sulla potenziale pericolosità del podismo? Alla prossima.
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FUNSide Photo Sport

Una corsa, un sorriso, un selfie, una buona storia: e 2018 sia!

Ciao a tutti.

Il 2018 è iniziato con una corsa, giusto per sgranchirmi le gambe; prima, durante e dopo però sono avvenute alcune cose che mi hanno fatto riflettere sul fatto che sia partito col “passo” giusto e ben sperare per gli altri 364 giorni.

In realtà quando mi sono svegliato il cielo era plumbeo e la voglia di uscire era rimasta sotto le coperte assieme a mia moglie; mi è venuta in mente però Maria Antonietta, una runner & blogger che seguo e che ho letto in uno dei suoi post ritenere “normale” uscire per correre anche a Natale.

Ho pensato allora che avrei potuto farcela anch’io e perciò mi sono alzato, vestito, ho infilato le scarpe e sono uscito.

Come al solito quando corro da solo non ascolto musica ma preferisco ascoltare il mondo che mi circonda; il silenzio mi permette di correre anche con la mente e così, durante il percorso, mi sono venute in mente alcune cose che potrei fare quest’anno legate alla corsa, alla fotografia e al lavoro.

Mentre la mia mente vagava e le mie gambe mulinavano ho incrociato sempre nello stesso posto un’altra runner; questa volta il solito “ciao” è stato accompagnato da un “buon anno”, ricambiato da lei con un sorriso.

Ho proseguito la corsa e mi sono rituffato nei miei pensieri e ho cercato di trovare un’altro tema per il nuovo anno sul mio profilo Instagram @levysoro. Non so quale ragionamento abbia scatenato il viso di quella ragazza però mi è balenata questa idea: perché non postare su Instagram la foto di ogni runner che incontro, sia da solo che con “Quelli delle 6”? Bella idea! Il telefono ce l’ho sempre con me e quindi quali problemi potrebbero presentarsi? Beh, almeno tre, e non da poco:

  • la mia timidezza (anche se pochi credono che mi appartenga). Invece sono una persona timida; infatti riesco a salutare quando corro solo perché mi limito al “ciao” e perché la direzione del runner che incrocio è opposta alla mia e quindi posso “scappare” via dopo il saluto.
  • la reazione dell’altro runner: cosa pensereste se qualcuno vi fermasse per strada mentre state correndo e vi chiedesse il permesso di fotografarlo? Come minimo lo mandereste a quel paese, e di corsa (ovviamente!).
  • il motivo per la foto: dopo aver vinto la mia timidezza ed essere riuscito a fermare un runner senza essere malmenato quale scusa avrei potuto accampare per fare una foto?

Il superamento del primo ostacolo dipendeva solo ed esclusivamente da me; dopo quello il secondo era emotivamente gestibile; per il terzo però dovevo elaborare una motivazione che convincesse gli altri (malcapitati?) runner a concedermi lo scatto.

Dopo qualche centinaio di metri la soluzione che creava l’opportunità per un nuovo progetto fotografico: un selfie su Instagram! Un selfie non si rifiuta a nessuno, soprattutto se poi si appare su un social network “taggati” e collegati a un progetto fotografico. In realtà questa soluzione cozzava con la mia ritrosia verso i selfie ed essere io soggetto per una foto ma così tornavo all’ostacolo numero uno e non ne sarei più venuto a capo.

Per la fotografia si fa di tutto, o quasi.

Bene, adesso si trattava di trovare il primo runner, provare e sperare in un risultato positivo.

In realtà il primo runner era quella ragazza incrociata appena uscito però ormai l’avevo persa perché io avevo appena iniziato a correre mentre lei era già sulla strada del ritorno; inoltre lei solitamente correva quasi completamente “coperta” e quindi non sapevo se avrebbe accettato una foto. Ormai però era andata e quindi ho continuato a correre cercando altri runner.

Ovviamente zero runner e quindi stavo tornando a casa con un sentimento a metà tra la delusione per non aver fotografato nessuno e il sollievo di non aver dovuto vincere la mia timidezza. Invece, sull’ultimo vialetto prima di imboccare la strada dove abito, una sorpresa: ancora lei, la ragazza di prima, intenta a fare forse delle ripetute visto che quel pezzo di strada è tutto dritto e completamente chiuso al traffico delle auto.

E adesso? Panico! Cosa faccio, provo? Se l’ho sempre vista correre coperta dalla testa ai piedi magari non vorrà farsi fotografare?

Mi sono accorto che stavo sensibilmente rallentando e allora ho buttato il cuore oltre l’ostacolo; prima ho rotto il ghiaccio con un “ancora qui?” e al suo sorriso di cortesia l’ho fermata e le ho parlato del selfie, Instagram e bla bla bla.

La prima impressione è stata di sorpresa, seguita da un “di solito preferisco non farmi fotografare” ma quando le ho detto che se non voleva apparire di fronte avrei fatto il selfie con lei di schiena (che lampo di genio, eh!?) ha sorriso di nuovo e ci siamo fatti questo selfie.

Beh, ero talmente contento del mio successo che mi sono dimenticato di chiederle il nome, mentre lei lo aveva fatto per sapere dove trovare il selfie su Instagram: spero commenti sul social network così lo scoprirò.

Io e Miss X

Direi che dei due quella venuta fuori meglio è decisamente lei, che ho chiamato Miss X. Io ero troppo concentrato sullo scatto (non sono un esperto), come si può notare dalla mia espressione dubbiosa.

Importante però è aver iniziato; vedremo durante l’anno come andrà.

Una corsa, un sorriso, un selfie: una buona storia,questa, no? E allora che 2018 sia!

Alla prossima.