Categories
FUNSide

Il basket, dal mio punto di vista

La data di questa foto è 22 febbraio 1981: ero poco più che diciassettenne e fischiavo già da circa tre anni a livello “federale” (come si diceva una volta), dopo un apprendistato di due anni come arbitro di minibasket.

Questa è l’unica fotografia che ho dei miei 23 anni di arbitraggio; se non ne ho altre significa che non mi sono fatto notare e come arbitro va benissimo. interessa averne altre perché non , ma è un ricordo particolare per molti motivi:

  • mi è stata regalata da una dirigente dell’allora basket Zelarino. Avete letto bene, una donna dirigente in una squadra maschile, caso molto raro per il basket di quei tempi che manteneva ben separati i due mondi.
  • le partite di basket giovanile si giocavano il più delle volte nei campi degli oratori, come in questo caso a Zelarino e come in quasi tutta Venezia, eccezion fatta per la Misericordia, la palestra più bella del mondo (cit. Carlo d’Alpaos) e poche altre.
  • Si giocava con qualsiasi situazione meteorologica, pioggia e neve escluse. Ricordo che la foto è di fine febbraio ’81 e si nota l’abbigliamento differente tra chi sta fuori e dentro il campo…
  • La mia divisa era homemade (fatta in casa) letteralmente perché al tempo la federazione non aveva soldi a sufficienza per comprare le divise per gli arbitri delle giovanili e quindi le mani magiche di mia mamma avevano trasformato una maglia a maniche corte in una divisa, cone il bordo tricolore e lo scudetto cuciti a mano.
  • Il pubblico non aveva transenne che lo dividevano dal campo e quindi il tifo, quando c’era, si faceva sentire ed era molto “vicino”, nel bene per i giocatori e nel male per noi arbitri.

Devo ammettere però che quella pallacanestro, che definirei quasi pionieristica per alcuni aspetti, aveva un suo fascino.

Sì, perché tutti eravamo animati da passione per il gioco anche se nel mio caso il ruolo era decisamente diverso dagli altri; il rispetto dei partecipanti al gioco era reciproco, che fosse allenatore, giocatore dirigente; certo le discussioni non mancavano ma più di qualche volta con una battuta riuscivo a far sorridere il mio “interlocutore” momentaneo chiudendo così la discussione.

A proposito di battute, avete visto che razza di casco di capelli avevo in testa?

Alla prossima.

Categories
FUNSide Sport

Il basket: dalla poesia in movimento di Michael Jordan al ballo di gruppo per anziani

Ciao a tutti.

L’altra sera un amico mi ha girato questa foto.

Da sinistra: Mamo, Kine, Paolino, Soro, un giocatore Ignoto, io, Nick

Da bravo fotografo l’ho osservata attentamente e ho subito pensato a una lezione di ballo di gruppo in un villaggio vacanze.

Non sembra anche a voi? Osservate con me:

  • Le quattro persone in primo piano sono più o meno accoppiate e stanno avanzando lentamente con gamba destra e braccio in avanti.
  • Il primo di tutti però ha il piede sinistro “erroneamente” in avanti e infatti la sua testa si sta girando perché si rende conto che sta succedendo qualcosa di strano
  • Dietro a lui, infatti, il suo “partner” appoggia la mano destra sul suo fondo-schiena come per avvisarlo che è fuori tempo.
  • Nascosto dai primi quattro un altro soggetto ha le gambe parallele e infatti la sua testa è leggermente piegata verso il pavimento, forse per verificare di essere nella posizione giusta.
  • I due soggetti più a sinistra poi sono completamente disallineati e hanno una postura totalmente asincrona rispetto agli altri; uno va per conto suo mentre l’altro osserva il resto del gruppo con lo sguardo un po’ sperduto e tirato per la fatica.

Ok, una lezione di ballo… per anziani, vista la quantità di grammi che sporge dai fianchi, il passo altrettanto pesante dei ballerini e l’anarchia nel tenere la posizione; però lo sguardo concentrato di tutti denota una tenacia e una volontà non indifferente.

Più riguardavo quella foto è più continuavo a ridere ripensando agli aneddoti divertenti collegati a ogni ballerino; quello che però mi faceva sbellicare dalle risate era la consapevolezza che non si trattasse di una lezione di ballo per anziani ma di una delle tante partite di basket estive al parco Grifone di Jesolo.

Basket? Eh, già! Anche se a ben vedere i giocatori possono far sorridere l’appuntamento della domenica mattina era quasi diventato importante, diciamo un rito, proprio come la messa del giorno di festa.

Come un rito conteneva tutti gli ingredienti giusti per “santificarlo”: dalle invocazioni dei santi per un tiro facile sbagliato o un tentativo di “americanata” allo scambio di un segno di pace tra i vincitori.

Non mancava la pietà per i vinti, che potevano riposarsi e meditare sui peccati commessi nell’attesa di sfidare nuovamente la squadra vincente.

Tutti ci mettevano un sacco di impegno malgrado l’età reclamasse e per questo il condimento principale di quei momenti erano le risate, a volte anche durante il gioco, così fragorose da costringere a fermarsi.

Ecco perché il basket va dalla poesia in movimento di Michael Jordan al ballo di gruppo per anziani delle nostre sfide estive.

Ebbene sì, basket… Sempre per anziani però!

Purtroppo anche con i balli di gruppo… pardon, il basket estivo, abbiamo dovuto smettere per sopraggiunti acciacchi. 

Per la cronaca, io sono quello che appoggia la mano sul sedere di quello davanti e il latore della foto è quello con la canotta scura e gli occhiali da sole.

Alla prossima.

Categories
FUNSide Photo

Un’immagine vale mille parole. Una in più fa la grande differenza

Ciao a tutti.

Interesting.

È la parola che Jean Pierre Laffont ha usato per commentare una fotografia che ho pubblicato su Instagram giovedì sera; aggiunta alle mille parole che valgono un’immagine (come disse Confucio) ha fatto la differenza. Anzi, la grande differenza, per citare Sebastiano Zanolli, colui che ha fatto diventare queste due parole il mio mantra per seguire la mia passione fotografica.

Quando scatto una fotografia cerco sempre di comunicare qualcosa, di raccontare una storia, reale o fantastica: insomma, un’immagine che parli al suo osservatore. Giovedì, mentre mi aggiravo per la mostra di Laffont alcune foto uscivano dalla sala attraveso le finestre per sovrapporsi come poster sulle pareti dei palazzi che si affacciano sul piazzale, ricreando un effetto stile “Blade Runner”, anche per il filtro azzurro che involontariamente le vetrate della sala riflettevano verso l’esterno.

Una storia fantastica, anzi fantascientifica, visto che mi ricordava quello che considero il film di fanatascienza.

Così ho preso lo smartphone e ho fatto qualche scatto, decidendo poi di pubblicare su Instagram solo quella che vedete, con i vari hashtag di circostanza.

Durante la serata tra i “like” è apparso anche un commento, in realtà l’unico ma rivelatosi poi determinante: “Interesting”, da un certo Jplaffont che poi ha iniziato a seguirmi.

Siccome non potevo credere che fosse proprio lui sono andato a vedere il profilo associato al commento e quando ho appurato che si trattava proprio dell’autore di “Turbulent America” l’ho immediatamente ringraziato, dopo essermi ripreso dallo stupore e dalla gioia.

È la prima volta che un fotografo professionista, oltretutto famoso, commenta una mia fotografia. Il fatto che si sia disturbato per esprimere un giudizio, anche se di una sola parola per me ha fatto la grande differenza perché è stato un giudizio positivo sul mio lavoro e mi fa pensare che quello che sto cercando di fare con le mie fotografie è… giusto!

Sono queste piccole soddisfazioni il combustibile che alimenta il motore della mia passione e che mi motivano ancora di più nella mia ricerca di storie fotografiche.

Alla prossima.